Coordinamento CARE

Coordinamento delle Associazioni familiari Adottive e Affidatarie in Rete

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Home Comm.ne Infanzia e Adolescenza Relazione alla Commissione Infanzia e Adolescenza - Introduzione (1/3)

Relazione alla Commissione Infanzia e Adolescenza - Introduzione (1/3)


Commissione parlamentare per linfanzia e ladolescenzaVorrei, innanzitutto, ringraziare a nome del Coordinamento CARE la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza per l’invito che ci è stato rivolto.

Il nostro Coordinamento è nato formalmente, quale associazione di associazioni, nel 2011 ma è attivo come rete dal 2009. È un'esperienza unica nel suo genere, in Italia, su questo specifico tema e forse anche nel panorama delle associazioni familiari generiche.
Attualmente il Coordinamento è composto da 18 associazioni familiari adottive e affidatarie e, attraverso queste, è presente, con oltre 2000 soci, in 17 regioni e 43 provincie, raggiungendo con i suoi interventi oltre 5000 famiglie.

Le associazioni aderenti al CARE operano secondo i principi del volontariato come descritto dalla Legge 266 del 91. Sono spesso nate da gruppi di auto-mutuo-aiuto e si sono costituite e organizzate per operare con il fine che possa essere concretamente affermato il diritto di tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, a crescere in famiglia, primariamente in quella d’origine, con uno sguardo all’affido e all’adozione quali strumenti di risoluzione, temporanea o definitiva, di uno stato di forte necessità. Pone particolare attenzione a quei minori che possano trovarsi in stato di ulteriore debolezza sia per fattori esogeni (malattia, disabilità) sia endogeni (età, fenotipo).
Il Coordinamento, in sintesi, non è altro che un amplificatore, politico e culturale, delle istanze delle associazioni che concretamente operano sul territorio e incontrano decine di famiglie adottive e affidatarie nei propri interventi quotidiani. Di affido ne parlerà, in seguito, nella sua relazione, il dott. Bruni, consigliere del Coordinamento CARE.

L’intervento predisposto dal Coordinamento per questa occasione riguarda la promozione e il sostegno di quelle azioni, culturali e formative, che possano rafforzare l'attuazione del diritto dei bambini a crescere in famiglia e a rendere l’adozione, realmente, l’estrema ratio per un bambino. Questo significa che le istituzioni, che a vario titolo si occupano di minori, debbano, ciascuna con le proprie competenze, avere a cuore il supremo interesse del minore e agire anche con fermezza e rapidità per rendere esigibili i suoi diritti. I tempi dei bambini, infatti, non sono i tempi degli adulti, per questo la velocità di intervento, unita certamente al rispetto procedurale, può fare la differenza per molti bambini, per non crescere in case famiglia troppo a lungo quando il recupero della famiglia d’origine non è più un’incertezza, nel caso dell’adozione nazionale, o per quanto riguarda l’adozione internazionale, affinché la burocrazia non rallenti processi che, se ben seguiti, potrebbero andare a una diversa celerità quando i bambini sono stati dall’autorità straniera abbinati a una coppia italiana.

Il Coordinamento CARE riconosce che il benessere dei bambini si tutela solo se il minore viene considerato come portatore di tutti i diritti e ritiene che, per ciascun bambino che viva in uno stato di disagio, venga avviato un realistico progetto a sua tutela, personalizzato e ritagliato sul suo bisogno, non sulle necessità degli adulti che lo circondano (i familiari, gli operatori, i futuri genitori adottivi o le famiglie affidatarie).

È fondamentale, per dare sostanza a questo enunciato, che siano istituiti i servizi per le famiglie nei territori dove mancano, penso soprattutto alle regioni del centro sud, e siano invece valorizzati dove sono stati costituiti. Solo attraverso la costruzione di un impianto di servizi dedicati alle famiglie che i bambini adottati, portatori di particolari specificità, possono trovare una reale integrazione sociale, scolastica e anche familiare. In sostanza i nostri bambini sono spesso bambini che, a fronte delle deprivazioni e di un inizio vita difficoltoso, mostrano la necessità di interventi terapeutici a vario livello, siano essi psicologici, neuroriabilitativi, logoterapici, ecc., per poter essere messi in condizione di un reale recupero.
Le nostre famiglie, in sostanza, sono meno interessate alla discussione sui costi dell’adozione internazionale di cui spesso si legge sui media, che sicuramente incide sui bilanci familiari ma è un costo determinato, e maggiormente interessate ad abbattere i costi quando il figlio è a casa e ha bisogno di interventi rapidi che il servizio sanitario nazionale non può sempre assicurare. Queste famiglie, lo vedremo meglio nella relazione della dott.ssa Guerrieri, vicepresidente del CARE, affrontano costi ingenti per poter garantire ai loro figli quegli strumenti necessari non solo per rimettersi nella carreggiata della vita ma anche per poter conquistare quelle posizioni di partenza che in origine sono state loro precluse.

Le famiglie del CARE sono abituate a lavorare in rete tra famiglie e con le istituzioni territoriali. Spesso le associazioni familiari adottive e affidatarie costituiscono un patrimonio per le istituzioni locali e per questo occorre fornire loro più strumenti affinché questo lavoro di rete sia sempre più produttivo.

Occorre, secondo il nostro Coordinamento, incrementare i servizi di post adozione. Troppo spesso i servizi territoriali sono concentrati sulla fase di istruttoria e per motivi diversi sono invece deficitari o meno adeguati nella delicata fase di post-adozione, negli interventi rivolti ad agire sul senso del disagio di un bambino e sulle cause che lo determinano. Il disagio familiare si certifica, ma non viene affrontato nelle sue radici. C’è perciò uno scarto fra i bisogni dei bambini e ciò che si investe in cura per loro.
La diffusione dei servizi per le famiglie adottive, infatti, è in Italia a macchia di leopardo. Sul territorio esiste una disomogeneità di servizi di post adozione dedicati alle famiglie e con diversi gradi di efficienza. Oltre ai servizi offerti dalle Associazioni Familiari, ovviamente ci sono quelli dei servizi pubblici e quelli degli Enti Autorizzati. Non sempre sono servizi diffusi sul territorio e molto spesso, le Associazioni Familiari, nascono proprio per coprire una mancanza.

La famiglia adottiva, che è una famiglia sociale e accogliente, fa fronte a una serie di difficoltà che spesso sfociano in complessità nella fase dell’adolescenza dei ragazzi adottati. L’associazione familiare è un nodo importante di una rete che è in grado di contenere il disagio sociale delle famiglie adottive.

Le Associazioni Familiari, tuttavia, presentano un valore aggiunto rispetto ai servizi di post adozione pubblici o degli Enti Autorizzati: l’essere parte di una rete orizzontale e solidale di genitori adottivi, che si attiva, contiene e offre spazio al di là del servizio stesso, permette uno scambio alla pari in cui il genitore e la famiglia stessa si sente protagonista. All’interno delle Associazioni Familiari, infatti, si condividono le esperienze e il confronto tra pari facilita il superamento del senso di inadeguatezza che a volte assale in determinate situazioni.
Le Associazioni Familiari, inoltre, si configurano come organizzazioni portatrici di cultura, sia all’interno perché offrono uno spazio solidale, sia all’esterno perché raccolgono e rilanciano i bisogni delle famiglie adottive verso le istituzioni.
Le istituzioni, però, possono governare questo sistema complesso al meglio, e dunque intervenire efficacemente, solo se viene costruito un sistema di monitoraggio nazionale delle adozioni nazionali e internazionali e degli affidi che fornisca un valido contributivo conoscitivo basato su un approccio quantitativo e comprensivo dell’intero spettro di interventi messo in essere. La funzione di questo sistema di monitoraggio, non è, tuttavia, valutativa ma è evidente che le esigenze conoscitive diventano forti soprattutto nel momento in cui si procede ad un ridisegno e ad una ridefinizione degli assetti. Per fare solo un esempio, ma anche questo tema sarà discusso nella relazione successiva, non esiste una normativa che vincoli nessuna istituzione a tenere traccia quantitativa dei cosiddetti fallimenti adottivi, ossia della rottura definitiva dei legami di filiazione con il ritorno del bambino o del ragazzo in istituto.

Il Coordinamento, infine, chiede il riconoscimento del ruolo dell’associazionismo familiare come nodo cruciale protettivo della famiglia adottiva e affidataria di concerto con i Tribunali per i minorenni, i servizi territoriali, la Commissione delle adozioni internazionali e gli Osservatori sulla famiglia e la scuola intesa come istituzione. Tutto questo perché sostenendo le famiglie si sostengono i loro figli e solo all’interno di famiglie forti, siano esse biologiche, affidatarie o adottive, che il bambino e il ragazzo possono sviluppare le proprie risorse per diventare cittadini consapevoli.


 

 Audio integrale:

 

Intervento Monya Ferritti

 

Intervento Anna Guerrieri

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