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Home Comm.ne Infanzia e Adolescenza Relazione alla Commissione Infanzia e Adolescenza - L'adozione (2/3)

Relazione alla Commissione Infanzia e Adolescenza - L'adozione (2/3)


Commissione parlamentare per linfanzia e ladolescenzaLe famiglie adottive hanno bisogno di una riflessione attenta, di uno sguardo solidale che sostenga un cammino spesso complesso e non scevro da criticità.

Al centro del dibattito sociale e politico va messa con tutta la forza possibile la famiglia che adotta con tutte le sue risorse e criticità.

 

La famiglia dopo l’adozione


Portare a termine l’equiparazione tra famiglia adottiva e famiglia biologica.

A tutt’oggi per le madri adottive iscritte alla gestione separata (co.co.co e co.co.pro) la maternità adottiva non è equiparata alla maternità biologica a causa di una interpretazione dell’INPS. Sanare tale approccio è urgente e necessario.


Il post-adozione cambiamenti e necessità 

Il rischio maggiore delle famiglie adottive è quello della solitudine dopo l’adozione, solitudine dovuta alla mancanza di una riflessione forte e continuativa sul significato post adozione a fronte di un’adozione che diventa anno dopo anno sempre più complessa. Più della metà degli italiani adotta bambini di almeno 6 anni. Molti bambini adottati hanno bisogni speciali in termini di salute. Si adotta anche in paesi dove l’assenza di anagrafe e di uno stato sociale forte fa si che i bambini arrivino con età presunte, con dati anagrafici talvolta contraffatti, lasciandosi alle spalle storie incerte. Tanti bambini hanno fratelli adottati altrove e affetti frammentati. Tanti bambini hanno subito maltrattamenti pesanti e/o violenze. A fronte di realtà così complesse il post adozione vive spesso dell’eccezionale buona volontà e intuizione di molteplici operatori del sociale. Il tutto può venire ancora semplicemente relegato a pochi incontri con i servizi territoriali nel primo anno di adozione, o ai rapporti con l’ente autorizzato per la stesura delle relazioni da mandare nei paesi di origine.

 

Proposte

  • Ridefinizione del post-adozione - Serve una ridefinizione delle complessità del post adozione che sia centrato sui cambiamenti che l’adozione ha subito in questi anni. E’ esperienza di molti operatori (privati e dei servizi) e di molte associazioni famigliari che mettono in pratica interventi a sostegno delle famiglie adottive, che il post adozione passi soprattutto attraverso la creazione di gruppi di mutuo aiuto che si incontrano in modo regolare per un arco di tempo congruo, gruppi che non mescolino chi ha già adottato con chi deve ancora adottare. Questo agevola la condivisione di esperienze differenti e complesse, la restituzione di significati, il poter leggere per tempo le situazioni critiche e la creazione di una rete di sostegno per combattere l’isolamento del nucleo famigliare, il rischio del fallimento adottivo o dell’instaurarsi di relazioni non funzionali al benessere dei membri della famiglia. I servizi territoriali che si occupano di famiglie adottive vanno sostenuti e rafforzati e vanno messi in grado (grazie alla formazione e alla riorganizzazione delle risorse) di dare alle famiglie che si formano contesti di questo genere.
  • Agevolazioni fiscali per le famiglie - E' altresì fondamentale che venga permesso alle famiglie adottive di avvalersi di ogni possibile agevolazione fiscale per quel che riguarda le spese sostenute per poter accedere a servizi di post adozione nei primi tre anni dalla formazione della famiglia adottiva. Vanno anche riconosciute tutte le agevolazioni che riguardano la presa in carico delle criticità al momento dell’ingresso in famiglia dei bambini. Infatti sempre più spesso le famiglie affrontano l’esigenza di logopedia, psicomotricità, terapia per bambini duramente provati, per dare ai figli quanto necessario si rivolgono a strutture private. Nei primi tre anni dall’ingresso in famiglia è fondamentale potersi avvalere, per tali servizi, di ogni possibile agevolazione fiscale.
  • Coinvolgimento Centri per la famiglia - In linea con le indicazioni del recente Piano Nazionale per la Famiglia approvato il 7 giugno 2012, di valorizzare e potenziare i Consultori famigliari, si ritiene che i Consultori stessi possano diventare un nodo fondamentale della rete di sostegno per la famiglie adottive quando serve assistenza oltre le prime fasi di ingresso. Possono anche essere luoghi di prima informazione e di contatto nei momenti critici del post adozione. Tale impostazione va nella direzione dell’agevolare la creazione di veri e propri Centri per la famiglia in rete coi servizi e con le associazioni famigliari.
  • Coinvolgimento della Scuola -  Da tempo le associazioni famigliari lavorano per informare la Scuola sulle realtà dell’adozione e le sue criticità. Si tratta di un lavoro culturale di vasta portata e che oggi sta trovando ascolto al MIUR grazie alla creazione di un gruppo di lavoro tecnico sul tema. Al lavoro messo in atto dovranno seguire linee guida e normative che permetteranno una migliore accoglienza del minore adottato in classe.
  • Quantificare il disagio per progettare gli interventi - Sostenere le famiglie adottive è un impegno fondamentale dello Stato per non chiudere gli occhi davanti al disagio che tante famiglie vivono. In tal senso è fondamentale che si arrivi ad una fotografia realistica della situazione mettendo fine alla ridda di numeri sulle situazioni di fallimento adottivo o di grande disagio in cui versano troppe famiglie. Manca uno studio attuale approfondito e nazionale che ci dica quanti fallimenti adottivi ci siano e soprattutto quanti ragazzi e ragazze ora in comunità di vario tipo provengano da famiglie adottive. Le associazioni famigliari raccolgono per altro tante richieste di aiuto da famiglie provate da situazioni talvolta devastanti. Lo Stato Italiano ha le risorse per sanare questa nebulosità, e deve metterle in atto prontamente collaborando con tutti i Tribunali e le comunità per arrivare ad un’immagine chiara del reale al fine di mirare ai giusti interventi.

 

La famiglia che adotta

 Se per la coppia l’adozione è un gesto di affetto e desiderio, per lo Stato si tratta di uno strumento a tutela del minore e per questo deve tutelare la coppia che ne è concreto strumento di attuazione.

 

Proposte

  • Strumento di monitoraggio per l’adozione nazionale - Va ideato uno strumento concreto di monitoraggio che possa raccogliere tutti i dati quantitativi riguardanti le adozioni nazionali in Italia, diventare centro di riferimento per l’analisi qualitativa di tali dati e punto di riferimento per la progettazione di prassi più omogenee sul territorio Italiano.
  • Banca dati ex ART.40L'art. 40 della riforma della legge ha introdotto l'obbligo della istituzione entro e non oltre 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, di una banca dati presso il ministero della Giustizia relativa ai minori dichiarati adottabili, alle coppie aspiranti all'adozione nazionale e internazionale e alle persone singole disponibili all'adozione ex art. 44 (anch'esso novellato). Risulta che la banca dati non sia a tutt'oggi stata istituita. Tale situazione rappresenta una lacuna che va senz’altro colmata atteso che l’esistenza di dati certi e oggettivi consentirebbe un approccio oggettivo e scientifico alle problematiche attinenti l’adozione che sono invece oggi oggetto di letture diverse, soggettive e qualche volta “di parte”.
  • Adozione mite - E' una interpretazione estensiva degli articoli attinenti l'adozione in casi particolari (art.44) intervenuta dopo che è stato concettualizzato il principio del “semiabbandono permanente”. Si tratta di una prassi intervenuta per colmare una lacuna della legge che ha inteso dare risposta a quelle situazioni di minori che si trovano in affidamento familiare per un tempo eccessivamente prolungato e per i quali non sia possibile dichiarare lo stato di adottabilità residuando tra la famiglia d'origine e il minore un labile, ma significativo legame affettivo e psicologico (la categoria del semiabbandono permanente è stata teorizzata da Lenti nel 2002). Le proposte di legge in tal senso non hanno avuto percorso positivo e la prassi è applicata solo da alcuni TM in Italia. Ciò significa una forte disparità di trattamento sul territorio nazionale. Sarebbero utili e necessari lo studio e l'approfondimento dell'esperienza ormai decennale con lo scopo di disciplinare ed uniformare  sul territorio la prassi (affermando o negando la stessa sul presupposto dell'esito dell'esperienza). Bari, che per prima in Italia ha applicato tale prassi, ha trovato appoggio nella Commissione bicamerale parlamentare per l'infanzia della XIV legislatura che vi ha dato ampio risalto nazionale richiamandola nel documento conclusivo dell'indagine conoscitiva in materia di adozione e affido approvato all'unanimità il 27 ottobre 2004. L'esperienza è per contro stata oggetto di critiche anche importanti da talune associazioni familiari e da una parte della magistratura minorile.
  • Le Ambasciate - Le Ambasciate Italiane e gli uffici consolari Italiani all'estero debbono diventare ancor di più luogo di sostegno informato per i cittadini italiani che adottano all’estero. Ogni Ambasciata e Ufficio Consolare debbono avere al proprio interno un referente che si occupa di adozione, formato sulle criticità delle pratiche ma anche sul tema stesso.
  • Il feedback di ritorno - Vanno ideati dei metodi per permettere (attraverso i servizi, i Tribunali, la Commissione Adozioni) alle famiglie che rientrano dai viaggi di adozione internazionale di raccontare in modo diretto aspetti positivi e negativi del proprio viaggio adottivo, in modo da permettere agli organi competenti una più rapida ed efficace comunicazione sugli aspetti critici dei viaggi adottivi.
  • I costi e la trasparenza - Serve una revisione dei costi per le pratiche in Italia e all’estero proposti dagli Enti autorizzati. Anni fa la Commissione Adozioni Internazionali aveva attuato un lavoro al proposito, stabilendo dei tetti. E’ urgente che tutto questo lavoro venga rivisitato e che gli aggiornamenti vengano prontamente pubblicati sui siti della Commissione Adozioni e di ogni ente autorizzato. Il sito della Commissione Adozioni deve sempre più diventare il luogo dove trovare in modo chiaro e diretto le informazioni certe su tutto quel che riguarda le prassi di adozione internazionale (costi, chiusura di enti autorizzati e motivazioni, aspetti critici riguardanti prassi estere, ecc). La presenza di decine e decine di enti autorizzati in Italia è garanzia di pluralità, ma è importante che tale varietà non si trasformi (come spesso accade) in confusione. Per questo è importante rafforzare le potenzialità di coordinamento e controllo della Commissione Adozioni Internazionali.
  • L’etica - Va rafforzata l’attenzione alle prassi dell’adozione all’estero per evitare o attenuare l’eventualità di accadimenti illegali o eticamente incerti. Recentemente, stati come l’Etiopia e il Vietnam, per non parlare del Nepal, hanno rivisto alcuni meccanismi dell’adozione che si prestavano a manipolazioni dolorose sulla vite dei bambini e delle famiglie. Crediamo che sia il momento che le massime autorità Italiane in materia creino un gruppo di lavoro permanente che non ignori le voci delle famiglie che tornano dai paesi e che pongano al centro il tema dell’etica. Questo al fine, non di chiudere strade di adozione, ma di renderle aperte e percorribili con serenità. Ogni volta che emerge una realtà controversa i paesi tendono a chiudere o ridurre le adozioni internazionali, andando di fatto a ledere i diritti di quei bambini che sono realmente in stato di abbandono e che finiscono per crescere in istituti.

 

La famiglia che desidera adottare

Un percorso pre adottivo ben organizzato e curato è alla base della realizzazione di una famiglia adottiva consapevole. Ancora oggi in Italia le prassi da Nord a Sud possono essere molto differenti. Diversi Tribunali per i minorenni chiedono differenti approcci, servizi territoriali differenti affrontano il percorso pre adottivo in modo diverso. Se in alcuni luoghi vengono rispettati i tempi indicati dalla legge per arrivare  a chiudere un percorso con il tribunale, altrove può passare il doppio del tempo. Se in alcuni luoghi viene chiesta la frequenza di percorsi informativi prima di depositare la propria disponibilità e iniziare l’istruttoria coi servizi, in altri ciò non viene richiesto. Se in alcuni luoghi tali percorsi vengono sostanzialmente offerti da Centri o servizi territoriali, in altri spesso vanno a dipendere dalla presenza sul territorio di privati (anche associazioni famigliari) che li organizzano, talvolta con dei costi. Se in alcuni territori esistono protocolli che regolano i rapporti tra gli attori istituzionali che operano per l’adozione, in altri non esistono ancora. Risulta quindi necessario interrogarsi su queste difformità cercando di attenuarle. E soprattutto di attenuarne l’impatto sulle coppie.

 

Proposte

  • Attenzione ai tempi necessari alla pronuncia di adottabilità e di idoneità delle coppie aspiranti - Come famiglie ci interessa da vicino il secondo aspetto, ma non possiamo tacere il problema fondamentale del primo se consideriamo globalmente il diritto del bambino ad una famiglia. Benché dettagliatamente definiti, i tempi non sono nella prassi quasi mai rispettati. È un problema annoso presente anche prima dell'intervenuta riforma del 2001; è motivo di negazione di diritti e di origine di grandi difficoltà sia di tipo concreto che psicologico delle coppie aspiranti e dei minori in attesa di pronuncia di adottabilità.
  • Conferenza dei servizi - E’ forse tempo di chiamare una Conferenza dei Servizi sulle prassi del percorso adottivo in Italia che permetta un confronto sulle diverse attuazioni ma soprattutto avvii una riflessione su quel che serve oggi realmente chiedersi prima dell’adozione (disponibilità per bambini di età maggiore, fratrie, rischi giuridici particolari, necessità di salute particolari, adozioni in presenza di figli) e su quali siano gli strumenti migliori per accogliere le coppie, informarle, considerarne e valorizzarne le risorse e soprattutto far si che il cammino pre adottivo non si trasformi in solitudine dopo l’adozione.
  • Costi e agevolazioni - Bisogna mettere in atto tutte le agevolazioni fiscali possibili per abbattere i costi certificabili sostenuti dalle coppie durante il percorso verso l’adozione.  Al tempo stesso bisogna agevolare la richiesta di permessi sul lavoro per poter accedere ai percorsi di informazione richiesti dai Tribunali e proposti spesso dai servizi territoriali in orario lavorativo.



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