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Curare l'adozione - requisiti di "qualità" per gli interventi a favore dei minori adottati: il report del Cismai

Presentazione documento CISMAI - Roma, 29 maggio 2012



I lavori si aprono con i saluti di Maria Luisa Benincasa, in rappresentanza del Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia;

dopo una breve presentazione del CISMAI, dei suoi obiettivi e dei progetti in corso (il progetto sulla pedopornografia con Save The Children, la campagna “Io proteggo i bambini” con Terres des Hommes, la commissione Infanzia con la SIST e l’Accordo quadro per la tutela dei bambini nelle emergenze territoriali), viene introdotta l’attività della Commissione Scientifica che ha redatto il documento CISMAI “Requisiti di qualità per gli interventi a favore dei minori adottati".

Seguono i saluti di Anna Serafini, Vice-Presidente Commissione Parlamentare Infanzia e Adolescenza, che fa pervenire uno scritto nel quale esprime il proprio apprezzamento per il lavoro del Cismai; Adriana Ciampa, Dirigente Politiche per l’Infanzia e l’Adolescenza, Ministero Lavoro e Politiche Sociali, che spiega le attività che il suo gruppo sta svolgendo in relazione alle adozioni internazionali;

Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, che nel suo intervento sottolinea le difficoltà connesse al proprio insediamento e pone attenzione sulla necessità di aprire un confronto proficuo con il Governo.

La prima relazione proposta è quella di Francesco Vadilonga, psicologo e psicoterapeuta del Centro di Terapia dell’Adolescenza di Milano, Coordinatore della Commissione CISMAI che ha redatto il documento oggetto della presentazione. L’intervento si apre con una definizione della cornice teoria all’interno della quale si colloca il documento e che riguarda il passaggio da un modello di adozione nel quale venivano negate le differenze tra famiglia biologica e famiglia adottiva e dove, quindi, trovava spazio il segreto rispetto alle origini, ad un modello di adozione fondato sulla continuità tra passato e presente, sull’idea che l’adozione possa essere simbolicamente rappresentata da un triangolo ai cui vertici vengono posti la famiglia di nascita, la famiglia adottiva e il bambino. L’adozione sempre più sta diventando una riposta a bambini con bisogni speciali (bambini grandi, gruppi di fratelli, bambini che hanno subito abusi, maltrattamenti…), che, come dimostrano i dati di ricerca, presentano in maniera rilevante stili di attaccamento disorganizzati, direttamente connessi ai traumi vissuti. In questo scenario, l’adozione diviene un fattore di recupero importante per il bambino sotto diversi punti di vista (crescita fisica, sviluppo cognitivo, incremento della fiducia di base, evoluzione nell’attaccamento…). Il genitore adottivo, infatti, può far sperimentare al figlio nuove esperienze di accudimento che si pongono in discontinuità con il passato e che contribuiscono a modificare le aspettative che il bambino possiede e che si sono costruite sulla base delle passate esperienze di deprivazione e trauma. Questi bambini, che hanno sviluppato strategie che gli hanno permesso di sopravvivere in situazioni traumatiche, tendono a riproporle nella nuova famiglie e faticano a sentirsi sicuri in un contesto di cure intimo, mostrando reazioni e comportamenti che, nel nuovo collocamento, si rivelano disadattavi, e il cui impatto sulla famiglia adottiva può essere fortemente destabilizzante. La proposta del documento CISMAI vuole quindi integrare due tipologie di saperi: la cura dei bambini traumatizzati e la presa in carico delle famiglie adottive. Alcuni elementi essenziali proposti nel documento riguardano:

- la durata del sostegno deve potersi prolungare oltre il primo anno di collocamento del minore;

- l’adozione ha bisogno di una presa in carico ecologica: cioè il nucleo adottivo nel suo insieme ha bisogno di un intervento;

- gli interventi devono tenere conto della specificità dell’esperienza adottiva;

- il sostegno richiede una gerarchia degli interventi, poiché possono essere compresenti problemi di varia natura;

- dal punto di vista dei modelli organizzativi, si pone attenzione alla necessità di una èquipe specialistica, di un approccio multidisciplinare e dell’integrazione tra servizi e professionisti differenti;

- viene affrontato il tema delle crisi adottive, e proposto un approccio caratterizzato da differenti fasi quali: la rilevazione del disagio, la valutazione e il trattamento.

Segue la relazione di Luigi Cancrini, psichiatra, che, attraverso la presentazione di un caso clinico, ha posto attenzione sulla fase che precede l’adozione di un bambino, ribadendo il valore dell’adozione quale atto terapeutico. Fondamentale il lavoro sull’elaborazione della storia.

Gli interventi successivi hanno infine posto l’attenzione su aspetti differenti dell’adozione da punti di osservazione altrettanto differenti.

Daniela Bacchetta, Vicepresidente Commissione Adozioni Internazionali, ha sottolineato nel suo intervento alcune caratteristiche del fenomeno adottivo oggi:

- variabilità delle informazioni relative al bambino e alla sua storia a seconda del Paese di origine del minore;

- necessità che venga riconosciuta in tempi brevi la sentenza di adozione e che venga così sancito il legame, ponendo attenzione agli aspetti giuridici del bambino adottato;

- elevato numero di adozioni di bambini grandi;

- scarsità di dati circa gli allontanamenti dei bambini adottati da casa.

Melita Cavallo, Presidente Tribunale per i Minorenni di Roma, ha evidenziato l’importanza del lavoro dei servizi territoriali, sia in un’ottica di valutazione della recuperabilità genitoriale sia rispetto alla valutazione e al percorso di accompagnamento della coppia aspirante all’adozione (ponendo, per esempio, particolare attenzione alla loro capacità di fronteggiare gli imprevisti, di ricalibrare le proprie aspettative in funzione del bambino adottato, alla loro disponibilità ad accogliere un eventuale sostegno terapeutico). Ci si è poi domandati se risponda sempre all’interesse dei bambini, che ad oggi vengono dichiarati adottabili ad età sempre più elevate e quindi dopo avere vissuto molteplici esperienze traumatiche, essere accolti in famiglia in età avanzata.

Gabriella Saracino, Dirigente Unità Minori, Dipartimento promozione dei servizi sociali e della salute, Comune di Roma, ha presentato i servizi territoriali che dirige e illustrato i dati pubblicati dalla Commissione per le Adozioni Internazionali.

Frida Tonizzo, Consigliere Nazionale ANFAA, ha svolto una riflessione sulla necessità di segnalare tempestivamente i minori in potenziale stato di adottabilità; rispetto alla coppia, ha sottolineato la necessità che la valutazione dell’idoneità avvenga tenendo conto delle caratteristiche dei bambini adottabili e dell’impatto che questi potrebbero avere sui genitori adottivi, per i quali è necessario vengano garantiti sostegni e supporti. Ci si è soffermati sull’importanza del sostegno nel post-adozione.

Monya Ferritti, Presidente Associazione GenitoriChe – Rete CARE, ha presentato composizione, finalità e obiettivi del Coordinamento CARE, evidenziando la funzione delle associazioni di famiglie adottive quale rete orizzontale e solidale di famiglie, con funzione di supporto e sostegno nel periodo successivo all’adozione.


Fonte: Cismai

 

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