La presidente del Coordinamento CARE interviene al convegno internazionale “Cooperazione e Adozione – L’Oro per Loro”, un momento di confronto tra istituzioni, esperti e operatori sociali sul valore della cooperazione come strumento di tutela dell’infanzia organizzato da ASA ETS il 9 maggio 2025. Ecco il suo intervento:
Il ruolo dell’associazionismo familiare nella costruzione di una società accogliente
In ogni famiglia si cresce, si cambia, ci si trasforma e si affrontano insieme momenti di intensa gioia, benessere e momenti di dolore e difficoltà. Gli equilibri interni di ogni nucleo familiare sono specifici e particolari e affatto scontati. Quando si parla di famiglie adottive a tutto questo si aggiunge l’adozione.
Le famiglie adottive sono famiglie costituite per decisione giuridica, dopo analisi da parte dei Servizi Territoriali e del Tribunale per i minorenni, dopo lunghe attese e percorsi impegnativi, emotivamente e fisicamente. Sono famiglie pubbliche rapidamente a contatto – vista l’età di arrivo dei bambini – con le esigenze delle relazioni sociali (ad esempio con l’ingresso a scuola ma non solo) quando la costruzione delle appartenenze reciproche è appena iniziata. Sono famiglie nate da un incontro di biografie e impegnate nel lavoro di accoglienza delle storie reciproche. Ogni famiglia adottiva, è, tuttavia, sempre unica, a modo proprio, e lavorare per sostenere le famiglie adottive nei loro passaggi evolutivi, significa non perder di vista questa singolarità tenendo tuttavia sempre presente l’ecosistema in cui la famiglia stessa vive, la società che la accoglie.
Mettere insieme è, quindi, la parola d’ordine, il sine qua non quando si parla di preparazione prima e di post adozione poi. Significa che, per progettare politiche, interventi e prassi a favore delle famiglie adottive è necessario avvalersi della visione plurale di tutti gli interlocutori e di tutti coloro che se ne occupano (Tribunali per i minorenni, Servizi territoriali, Enti autorizzati, Associazioni familiari, Scuole, Sanità, ecc.).
L’apporto dell’Associazionismo familiare è stato ed è rilevante in questi processi facendo emergere la voce corale delle famiglie.
“L’associazionismo familiare … si sviluppa a partire dalla condivisione dei bisogni tra famiglie, mettendo al centro le risorse, a volte inespresse delle famiglie stesse, come la capacità di promuovere e fortificare la rete relazionale attorno ai singoli componenti e contrastare l’isolamento e la fragilità dei legami sociali in un’ottica sussidiaria” (Ferritti).
Le Associazioni familiari, infatti, sono spazi né pubblici, né privati, dove si costruisce un bene comune, ma non pubblico. Sono organismi che nascono in modo naturale, sotto la spinta del fatto che il benessere individuale passa per le relazioni. Essere inseriti in una rete dà accesso a una pluralità di risorse molto superiore a quelle di cui potrebbe disporre un singolo individuo. La famiglia è già una rete; la famiglia che si mette in rete con altre aumenta in modo esponenziale l’effetto rete sul benessere dei suoi membri; le associazioni che si mettono in rete centuplicano l’effetto “rete”: il flusso di informazioni e di risorse materiali diventa molto più ricco e fluido.
In Italia, l’Associazionismo è attivatore di molteplici iniziative culturali, formative e di sostegno anche attraverso gruppi di mutuo aiuto strutturati. Il suo motore è il Coordinamento CARE, Coordinamento delle associazioni familiari adottive e affidatarie in rete. Il Coordinamento stesso è un organismo di volontariato che supporta e promuove l’associazionismo familiare adottivo o affidatario, sostiene le famiglie adottive e affidatarie e tutela i diritti delle bambine e dei bambini in stato di abbandono o provenienti da famiglie in difficoltà.
E’ attivo da 16 anni ormai e si configura come una rete, un’associazione di secondo livello, in cui i soci sono le associazioni familiari, oggi ben 42. Le azioni del Coordinamento intercettano, dunque, le famiglie socie delle sue associazioni, più di 5000, e la rete di persone che ruotano intorno alle associazioni, più di 25.000. Parlando di gruppi di mutuo aiuto, solo quest’anno ne sono stati attivati dalle associazioni familiari del Coordinamento più di cento dedicati al pre e al post adozione.
L’attività di advocacy istituzionale esercitata dal Coordinamento CARE promuove e indirizza politiche, programmi, pratiche e allocazioni di risorse a beneficio e sostegno dell’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
E’ interlocutore di più istituzioni regionali e nazionali (ad esempio la Commissione Adozioni Internazionali e vari Ministeri) ed è anche grazie a tutto questo che l’Italia, nel 2014, si è dotata, unico esempio a livello internazionale, delle Linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati rivedendole poi nel 2023 grazie a un fondamentale protocollo tra la Commissione Adozioni Internazionali e il Ministero dell’Istruzione e del Merito.
La scuola è, da sempre, al centro dell’attenzione delle famiglie adottive, ma è servito del tempo perché il tema si ponesse con altrettanta forza al centro dell’attenzione di tutti coloro che sono preposti al sostegno delle stesse. Oggi le esitazioni sono in larga parte superate ed è evidente a tutti il suo rilievo.
Nella tenuta delle relazioni familiari, nel dare un senso di continuità e appartenenza ai figli, si esplica la possibilità di garantire il diritto della persona con background adottivo ad avere una famiglia in cui, crescendo, sviluppare le proprie potenzialità. Questa stessa famiglia va, come detto inizialmente, pensata parte degli habitat che vive. Come noto, lo sviluppo delle ragazze e dei ragazzi è influenzato dalle loro caratteristiche individuali ma anche da quelle ambientali (ad esempio le relazioni familiari e sociali) e da quelle “di sistema” (ad esempio le norme e le leggi, la struttura dei sistemi di welfare). I fattori ambientali e “di sistema” hanno a che fare con il “supporto sociale percepito” e la scuola è nodo cruciale attraverso cui il supporto sociale si esplica. Non a caso sempre più indagini scientifiche, proprio sui percorsi scolastici di alunni e studenti con storie di adozione o affido, mostrano quanto la percezione del supporto (incoraggiamento, sostegno) ricevuto dagli insegnanti cambi profondamente i risultati delle traiettorie scolastiche dei ragazzi e delle ragazze stessi.
Le Linee di indirizzo dedicate al tema scuola e adozione (2023) servono, dunque, prima di tutto a dirigenti e insegnanti per comprendere i fenomeni e sapere come agire. Servono però anche alle famiglie per conoscere come sostenere figlie e figli. Ed è quindi essenziale che operatori dei servizi territoriali, i tutori, gli operatori degli enti autorizzati e chiunque sia accanto alle famiglie le conosca per poter informare famiglie e insegnanti da subito, sin da prima che le adozioni vengano realizzate. Sono inoltre a disposizione di tutti i paesi esteri disponibili sul sito della Commissione Adozioni Internazionali tradotte in Spagnolo, Inglese e Francese.
La nostra storia non è un destino. Ciò che è scritto non lo rimane a lungo. Ciò che è vero oggi domani non lo sarà già più, perché i determinismi umani hanno breve scadenza. Le sofferenze ci costringono a trasformarci e a sperare di cambiare il nostro modo di vivere. Una carenza precoce, per esempio, determina una vulnerabilità temporanea che gli incontri affettivi e sociali possono ricostruire o aggravare. (Cyrulnik)
La scommessa non può che essere quella di realizzare reti di aiuto variegate, efficaci e stabili, che promuovano l’attivazione delle risorse dei singoli e delle famiglie. Reti che puntino a rendere le famiglie autonome dal bisogno troppo costante di un aiuto esterno. L’Associazionismo familiare grazie al Coordinamento CARE continuerà a fare la sua parte.