Sondaggio Ai.Bi. Per l’81% dei lettori la legge va cambiata. Blundo (M5S): “Iter farraginoso e troppo potere ai tribunali”

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Riforma  della legge sulle adozioni internazionali (dell’83 modificata con la legge 476 del 98) sì o no? Il Governo ha sempre detto di volerla ma per la Camera, con l’approvazione della mozione 1-00326 sulle adozioni internazionali (approvata come testo unitario in cui sono confluite le mozioni di diversi parlamentari e votato all’unanimità lo scorso 16 luglio),  la legge dell’ 83 va bene così com’è. Amici dei Bambini ha chiesto allora ai lettori di “Ai.Bi news” cosa ne pensano. Il 19 luglio scorso abbiamo lanciato un sondaggio per capire e carpire emozioni e pareri degli italiani.

Bene: a furor di popolo si chiede la riforma. Oltre l’81% dei cittadini, fra cui molti aspiranti genitori adottivi, in attesa della riposta del Governo, si dichiara assolutamente favorevole. Insomma per 4 italiani su 5 è necessaria una riforma della legge sulla adozione internazionale. Cosa farà il Governo? Ne terrà conto?  Non solo gli aspiranti genitori adottivi chiedono una riforma: Gianfranco Arnoletti, presidente della Cifa, centro internazionale per l’Infanzia e la famiglia, vorrebbe capire “quali siano le motivazioni di queste mozioni che hanno di fatto congelato la situazione attuale. La speranza è che l’approvazione di queste mozioni sia dovuta alla volontà di provare a fare funzionare meglio la legge esistente. In effetti la riforma poteva essere una buona occasione per cambiare il sistema”. Per Arnoletti “del resto quando un partito che esprime la maggioranza di Governo vota compatto a favore di una proposta c’è poco da fare. Ho visto, tra l’altro, che nessuna forza politica, anche quelle di opposizione, ha avanzato alcuna obiezione”. “Ora credo che l’atteggiamento più opportuno – precisa il presidente di Cifa – sia quello di una saggia attesa, per vedere se il governo farà davvero almeno una parte di ciò che è previsto nelle mozioni approvate”. Ha le idee molto chiare la vicepresidente della Commissione parlamentare infanzia Enza Blundo, esponente del Movimento Cinque Stelle. “È necessario mettere mano alla riforma – dice –  perché attualmente l’iter per le adozioni internazionali è farraginoso e lungo”. “La magistratura, inoltre, ha un eccessivo campo d’adozione – continua la senatrice -: i tribunali per i minorenni dovrebbero intervenire solo nei casi limite e non nell’ordinarietà”. Piuttosto “bisognerebbe responsabilizzare di più gli enti sociali – precisa – e le associazioni che realmente conoscono la ‘materia’ : dare loro maggiore spazio mettendo ordine soprattutto tra gli enti accreditati. Che siano solo quelli seri e trasparenti ad operare in questo settore così delicato”. Parla, invece, di rivisitazione più che di riforma vera e propria, Monya Ferritti,  Presidente del Coordinamento Care.“Non è necessaria una riforma – dice – ma una semplice rivisitazione della legge su due punti sostanziali:  la scuola e il post adozione”. Per quanto riguarda il primo punto: “riteniamo come coordinamento delle famiglie che la scuola – precisa – sia di fondamentale importanza per l’inserimento del bambino nella sua nuova vita. La scuola è un attore del sistema che non viene preso in considerazione pur essendo il primo ‘mondo’ sociale con cui il minore (soprattutto se proveniente da un Paese straniero) prende contatti ed è importante che trovi dei sostegni che lo aiutino nella sua quotidianità”. Per quanto riguarda il momento del post adozione, la legge deve considerare necessario l’istituzione di una rete ad hoc che sostenga e protegga le famiglie nel momento immediatamente successivo all’adozione almeno per 3 anni. “Perché le famiglie si ritrovano sole  – spiega Ferritti – con un minore che devono imparare a conoscere, con cui devono comunicare ed entrare in sintonia e per questo hanno assoluto bisogno di un costante aiuto e punto di riferimento con cui confrontarsi e da cui essere supportate proprio per evitare fallimenti e criticità. Supporto di protezione che, invece, al momento manca del tutto”. Il post-adozione per il Care “è la vera cartina di tornasole dell’intero sistema adozioni e ancora oggi è troppo spesso trascurato dagli altri attori del sistema che non ne comprendono l’enorme valore preventivo nei confronti di disgregazioni familiari o eventuali fallimenti adottivi”.