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Adozione e genitorialità, le sfide evolutive che derivano dai nuovi bisogni

Il 23 maggio 2025 la presidente del Coordinamento CARE è intervenuta al convegno “Adozione e genitorialità, le sfide evolutive che derivano dai nuovi bisogni”. Ecco il suo intervento:

“In Italia, l’Associazionismo è attivatore di molteplici iniziative culturali, formative e di sostegno anche attraverso gruppi di mutuo aiuto strutturati. Il suo motore è il Coordinamento CARE, Coordinamento delle associazioni familiari adottive e affidatarie in rete. Il Coordinamento stesso è un organismo di volontariato che supporta e promuove l’associazionismo familiare adottivo o affidatario, sostiene le famiglie adottive e affidatarie e tutela i diritti delle bambine e dei bambini in stato di abbandono o provenienti da famiglie in difficoltà.

E’ attivo da 16 anni ormai e si configura come una rete, un’associazione di secondo livello, in cui i soci sono le associazioni familiari, oggi ben 42. Le azioni del Coordinamento intercettano, dunque, le famiglie socie delle sue associazioni, più di 5000, e la rete di persone che ruotano intorno alle associazioni, più di 25.000. Parlando di gruppi di mutuo aiuto, solo quest’anno ne sono stati attivati, dalle associazioni familiari del Coordinamento, più di cento dedicati al pre e al post adozione.

In Emilia Romagna, il Coordinamento CARE è rappresentato da 8 associazioni: AMoGeA Associazione Modenese Genitori Adottivi e Affidatari (Modena), Dalla parte dei bambini (Piacenza), Dammi la mano (Ferrara), Genitori si diventa OdV (Parma-Reggio, Bologna), Kairos (Bologna), I colori dell’adozione (Rimini), La Casa dei Sogni (Faenza) e Zorba (Imola).

L’attività di advocacy istituzionale esercitata dal Coordinamento CARE promuove e indirizza politiche, programmi, pratiche e allocazioni di risorse a beneficio e sostegno dell’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

E’ interlocutore di più istituzioni regionali e nazionali (ad esempio la Commissione Adozioni Internazionali e vari Ministeri) ed è anche grazie a tutto questo che l’Italia, nel 2014, si è dotata, unico esempio a livello internazionale, delle Linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati rivedendole poi nel 2023 grazie a un fondamentale protocollo tra la Commissione Adozioni Internazionali e il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Analogamente, sempre grazie all’apporto del Coordinamento CARE, nel 2017 si è dotata delle Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni fuori della famiglia di origine.

In Emilia Romagna è stato componente del Tavolo tecnico in materia di Adozione e, tramite le sue associazioni, fa parte del Coordinamento tra le Associazioni e le reti di famiglie affidatarie.

I temi urgenti oggi sono molteplici, alcuni antichi ed altri più recenti. Oggi la nostra attenzione e su alcune tematiche molto attuali: l’adozione per le persone singole e l’adozione “aperta”.

​La Corte costituzionale, con la sentenza n. 33 depositata il 21 marzo 2025, ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 29-bis, comma 1, della legge n. 184 del 1983, nella parte in cui esclude le persone singole dalla possibilità di adottare persone di minore età straniere residenti all’estero. Le persone singole, dunque, sono astrattamente idonee ad assicurare alla persona di minore età in stato di abbandono un ambiente stabile e armonioso restando comunque compito del giudice valutare, caso per caso, l’idoneità effettiva dell’aspirante genitore, tenendo eventualmente conto anche della rete familiare di riferimento.

I Tribunali per i minorenni possono dunque ora contare su più persone da analizzare al fine di poter individuare famiglie in cui le persone di minore età in stato di abbandono potranno crescere e questo è davvero molto importante.

Come sempre sta accadendo in questi anni, tuttavia, questo cambiamento avviene grazie ad una sentenza e non ad una revisione della nostra legge e non si può non notare come questo di per sé sia un rischio poiché è solo la legge che ci può garantire l’attuazione di prassi omogenee sul territorio nazionale.

Serve per esempio che venga fatta rapidamente chiarezza su come tutto il tema verrà affrontato. E’ necessario che i Tribunali siano pronti ad accogliere le persone singole (per esempio adeguando la propria modulistica) e che siano pronti i Servizi territoriali (adeguando le prassi per l’informazione e la valutazione). Ed è altrettanto importante che le persone singole possano intercettare un associazionismo familiare adottivo accogliente, in cui trovare confronto, informazione e rete sia nel pre che nel post adozione.

Il Coordinamento CARE si è attivato prontamente organizzando due webinar (visibili sul suo canale youtube) con il dott. Cottatellucci (Presidente AIMMF) e con il dott. Starita (vicePresidente CAI) fornendo prime informazioni trasparenti alle persone single stesse ma anche ai volontari delle associazioni e a tutti gli operatori del settore.

La medesima funzione il Coordinamento approntò, a suo tempo, sul tema dell’adozione “aperta” funzione che continua anche oggi organizzando, tra l’altro, momenti formativi per le sue associazioni nella convinzione che mai bastevole sia il confronto e la riflessione in tale ambito così delicato e complesso.

Già convegno autunnale del 2022 (Territori di confine fra affido e adozione: il punto di vista dell’associazionismo familiare), aveva, tra l’altro, segnalato che, a fronte della comprensibile richiesta di disponibilità da parte dei Tribunali, le famiglie si sentono spesso smarrite, non preparate e lasciate sole ad affrontare una esperienza come quella dei contatti ravvicinati tra i loro figli e le famiglie di origine che invece avrebbe bisogno di formazione, consapevolezza e accompagnamento attentissimi.

A tutt’oggi il Coordinamento rileva, in Italia, disomogeneità attuative e come ci siano Tribunali per i minorenni che si avvalgono più o meno intensamente di questa sentenza e con diverse sfumature: chi chiede incontri non con nonni, non con fratelli ma con madri e/o padri dei bambini e dei ragazzi e chi dispone contatti meno complessi come l’invio periodico di lettere di aggiornamento.

I servizi territoriali spesso sembrano loro stessi non nelle condizioni di governare appieno questo cambiamento, sia per ciò che riguarda la formazione delle coppie pre-adottive, affinché abbiano chiari i nuovi confini fluidi dell’adozione piena, sia per ciò che concerne l’accompagnamento delle famiglie in questa terra di frontiera, in cui la nuova geometria variabile delle relazioni familiari e dei legami può evolvere prendendo strade inattese e impreviste.

L’esperienza quotidiana porta, ad esempio, a porsi domande come quelle, non esaustive, che seguono: Cosa si intende per incontri in luoghi neutri quando i bambini possono dire ai loro familiari di origine informazioni sensibili delle loro nuove famiglie? Cosa si intende per protezione della privacy delle famiglie adottive in questi casi? Come evolvono nel tempo i rapporti con le famiglie di origine? Cosa succede se, in certe fasi, i genitori adottivi constatano che i contatti si rivelano problematici per i figli? Cosa succede se sono i figli a rifiutare i contatti con le loro famiglie di origine, per esempio, in adolescenza?

Anche l’adozione internazionale è profondamente cambiata negli ultimi anni. Se nel 2012 le persone di minore età cui veniva concesso l’ingresso in Italia per adozione erano 3.106, nel 2024 il numero si è ridotto a 691 a fronte di più di 2.233 coppie in attesa al 30 giugno 2024 (dati della Commissione Adozioni Internazionali). Il calo dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze in ingresso non dipende dalla riduzione delle disponibilità all’adozione internazionale (nel 2022 sono state comunque 2.114 le coppie disponibili, dati del Ministero di Giustizia) bensì dalla complessità geo-politica mondiale attuale e da un diffuso mutamento generale delle percezioni dei paesi (di origine e di arrivo) riguardo l’istituto dell’adozione internazionale in sé. 

L’adozione internazionale ha certamente bisogno, dunque, di essere sostenuta a partire da una politica estera che, in collaborazione con gli Stati di origine, ne garantisca l’assoluta sostenibilità dal punto di vista etico, sociale ed economico. Parimenti le famiglie che si rendono disponibili ad essa hanno bisogno di comprenderne prima di tutto i contorni, di ricevere informazioni chiare e formazione adeguata su quali sono i vissuti dei bambini e delle bambine adottabili internazionalmente, sulla loro età (dai 7 anni in su), sui loro bisogni specifici e talvolta speciali (più del 60% ha bisogni speciali per età, per presenza di fratrie

Si tratta di temi urgenti e complessi che si affiancano a tutto ciò che già riguarda le complessità che da sempre le famiglie adottive affrontano nel post adozione (scuola, salute, ecc.) e la scommessa non può che essere quella di realizzare reti di aiuto variegate, efficaci e stabili, che promuovano l’attivazione delle risorse dei singoli e delle famiglie. Reti che puntino a rendere le famiglie autonome dal bisogno troppo costante di un aiuto esterno.

L’Associazionismo familiare grazie al Coordinamento CARE continuerà a fare la sua parte pronto al dialogo con ogni istituzione, prima di tutti il Tribunale, e disponibile a collaborare in ogni tavolo di lavoro affinché su tutte queste tematiche si apra una riflessione ampia e condivisa che permetta di lavorare assieme a sostegno di ogni famiglia.”