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Vita non profit intervista la presidente del Coordinamento CARE sul calo delle disponibilità alle adozioni.

Da presidente del CARE, non posso non partire dalla necessità di sostenere il volontariato, perché è una prima forma di disponibilità. Le nostre associazioni sono reti di persone che hanno accolto un figlio e che si rendono disponibili ad accogliere altri che pensano all’accoglienza. I volontari delle associazioni familiari sono disponibili ad essere “accanto”, a fare un “pezzo di strada insieme”. Oggi invece, come manca sostegno alle famiglie, manca sempre di più sostegno al volontariato. Non lo dico per portare acqua all’associazionismo famigliare ma perché davvero oggi il rischio maggiore delle famiglie è la solitudine (non solo tra quelle adottive o affidatarie). Ci sono troppe famiglie che vivono per esempio il disagio di un figlio in totale solitudine. Servono reti solidali nei territori e un nodo è l’associazionismo delle famiglie. Quando chiedo sostegno non parlo solo di risorse economiche: sostegno è riconoscere l’associazionismo come attore fondamentale del sistema adottivo e non sempre questo accade. Non è la politica dell’una tantum o dei bonus che ci aiuta, a fare la differenza è la politica dei servizi e delle reti. In tutto. Anche nell’adozione e affido. Ma le reti hanno bisogno di investimenti.