Risoluzione n. 4274 del 6 giugno 2013 con la quale si adottano decisioni inerenti allo Sviluppo del Programma di adozioni in seno all’ICBF ed agli organismi autorizzati per sviluppare il programma di adozioni.
La Direttrice Generale de ICBF, CECILIA DE LA FUENTE DE LLERAS, facendo ricorso alla facoltà di legge e statutarie, specialmente quelle conferite dagli articoli 78 della legge 498/1998, e 62, 71-74 della legge 1098/2006, dal Decreto 882/2013
CONSIDERATO
che la Costituzione stabilisce che la funzione amministrativa è al servizio degli interessi generali e si sviluppa con riferimento ai principi di uguaglianza, moralità, efficacia, economia, velocità, imparzialità e pubblicità, attraverso il decentramento, la delega e la ripartizioni di funzioni;
che la Convenzione per i diritti del fanciullo, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989, ratificata dalla Colombia con la legge n. 12/1991, prevede: i) in tutte le misure che riguardano i fanciulli prese dalle istituzioni pubbliche o private a ciò deputate, dai tribunali, dalle autorità amministrative o dagli organi legislativi, il principale punto di vista e fine sarà l’interesse superiore del fanciullo (art. 3-1); ii) gli Stati membri dovranno garantire, nel rispetto delle leggi nazionali, altre modalità di cura e presa in carico per i fanciulli; iii) tra le modalità di presa in carico è prevista l’adozione (art. 20); iv) gli stati membri che riconoscono e consentono l’adozione dovranno farsi garanti del fatto che l’interesse del fanciullo sia collocato al primo posto; approveranno tutte le misure del caso per garantire che in caso di adozione internazionale questa non comporti dei benefici finanziari agli attori coinvolti nel processo di adozione; e presteranno attenzione al fatto che l’adozione sia autorizzata unicamente dalle Autorità competenti, le quali vigileranno nel rispetto delle leggi e delle procedure applicabili, sulle base di ogni informazione pertinente e degna di considerazione, che l’adozione sia possibile sulla base della situazione giuridica del fanciullo con riguardo a genitori, parenti, legali rappresentanti e, che quando sia richiesto, le persone coinvolte abbiano prestato in piena consapevolezza, qualora sia necessario, il proprio assenso all’adozione (Art. 21).
che le misure relative alla Convenzione dell’Aja in materia di Protezione dei Minori e di Cooperazione per l’Adozione Internazionale, adottate nell’ambito della Conferenza di Diritti Internazionale privato del 29 magio 1993, sono state fatte proprie dalla Colombia con la legge 265/1996 ed hanno come finalità quella di garantire che le adozioni internazionali rispondano al superiore interesse dei minori ed al rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti dal diritto internazionale, e prevedono agli articoli 8 e 32 quanto segue: i) le Autorità centrali prenderanno direttamente, o in collaborazione con le autorità pubbliche tutte le misure del caso per prevenire ogni indebito beneficio materiale collegato ad una adozione e per impedire ogni pratica contraria agli obiettivi espressi nella Convenzione; ii) nessuno può ottenere indebiti benefici materiali a seguito di attività di intervento nel processo di adozione internazionale; iii) potranno essere richiesti e dovranno essere pagati i soli costi e le sole spese diretti, ivi inclusi gli onorari professionali in misura ragionevole per le persone che sono intervenute nel processo di adozione; iv) i direttori, gli amministratori, gli impiegati degli organismi intervenuti nel processo di adozione non potranno ricevere compensi sproporzionati in relazione ai servizi prestati;
che il Codice dell’infanzia e dell’adolescenza di cui alla legge 1098/2006 prevede il mandato di protezione totale per i fanciulli, fanciulle ed adolescenti e la riaffermazione dei loro diritti, una volta che siano stati negati;
che gli articoli 1, 2, 8, 9, 20-1, 22, 53-5, da61 a78, 197, 108, da123 a127 Codice dell’infanzia e dell’adolescenza legge 1098/2006 regolano quanto sopra espresso con l’istituto giuridico dell’adozione e con il programma di adozioni;
che in modo particolare gli articoli 62, da71 a74 della legge 1098/2006 dispongono tra l’altro: i) che l’Instituto Colombiano de Bienestar Familiar (ICBF) è l’autorità Centrale in materia di adozioni; ii) che l’ICBF sviluppa un programma di adozioni nazionali ed internazionali nel rispetto dei trattati e degli accordi internazionali che la Repubblica di Colombia abbia ratificato in materia; iii) che l’ICBF deve garantire in ogni caso la priorità alle famiglie colombiane; iv) l’informazione relativa a costi, spese ed onorari delle agenzie od istituzioni che forniscono servizi per l’adozione internazionale devono essere a disposizione del pubblico; v) né l’ICBF né ogni altra organizzazione autorizzata dall’ICBF per lo svolgimento del programma di adozione potranno ricevere compensi direttamente o indirettamente per la consegna di un bambino/a/adolescente in adozione; vi) in nessun caso si potranno corrispondere compensi in denaro ai genitori per la consegna dei loro figli da dare in adozione né esercitare sui genitori stessi pressione di nessun tipo al fine di ottenere il loro consenso; vii) parimenti non si potranno ricevere donazioni dalle famiglie prima della conclusione del processo di adozione; viii) restano del tutto proibite le donazioni fatte da persone fisiche od associazioni estere alle istituzioni colombiane come ricompensa per la consegna di bambini/e/adolescenti in adozione;
che con riferimento a quanto previsto nel paragrafo dell’art. 11 e nell’art. 62 della legge 1098/2006, l’ICBF aveva approvato le linee guida per il procedimento tecnico amministrativo del processo di adozione, con la risoluzione n. 3748 del 6 settembre 2010;
che il decreto 334 del 1980 che approva gli statuti dell’ICBF, stabilisce all’art. 28 che è compito del Direttore Generale – in aggiunta a quelli contemplati dalla Legge 7° del 1979 e dal decreto 2388 del 1978 – dirigere, coordinare e vigilare sullo sviluppo dei programmi dell’ICBF e sulle attività del suo personale;
che alla data odierna esistono 3383 famiglie con idoneità in lista d’attesa di cui il 10% colombiane in attesa di assegnazione di un bambino/a, delle quali3564 infascia di attesa per bambini tra 0 e 6 anni (compresa la fascia per due fratelli tra 0-6 anni) ;
che allo stato attuale, il tempo di attesa per le famiglie residenti all’estero è di circa 7 anni per la fascia di età di bambini 0-6 anni;
che l’ICBF con la risoluzione n. 2918 del 30 aprile2013 ha derogato al requisito previsto al punto 5 dell’art. 29 della risoluzione n. 3899 del giorno 8 settembre 2010, con riferimento ai requisiti per l’autorizzazione o il suo rinnovo, in forza della quale si richiedeva alle organizzazioni accreditate per l’adozione internazionale, la realizzazione di progetti di cooperazione internazionale per la protezione di bambini/e/adolescenti nel rispetto dei requisiti tecnici dettati dall’ICBF;
che in conseguenza di quanto sopra previsto l’ICBF ha concluso che la norma come sopra derogata per ottenere l’accreditamento o il rinnovo dell’accreditamento in forza della risoluzione n. 3899 del 2010 continua ad essere una attività di detti organismi internazionali accreditati e rappresenta un rischio potenziale per lo sviluppo del programma di adozione se posto a carico delle famiglie che presentano domanda di disponibilità all’adozione per l’accesso alla stessa, situazione che potrebbe risultare incompatibile con le finalità della Convenzione dell’Aja del 1993 e con la normativa colombiana in materia di adozione internazionale;
che con il proposito di analizzare lo sviluppo del programma di adozione e di identificare i compiti e le sfide colombiane in materia di adozione internazionale come misura sussidiaria, nei giorni 29 e 30 maggio 2013 si è tenuta a Medellìn – Colombia – la prima riunione delle Autorità Cetrnali in tema di adozione internazionale;
che all’incontro hanno preso parte le autorità centrali di Andorra, Belgio (zona francofona), Canada (stato federale ed autorità del Québec), Colombia, Danimarca, Spagna, Stati Uniti d’America, Finlandia, Francia, Italia, Norvegia, Svezia e Svizzera e come paesi osservatori Cile e Guatemala. Ha preso parte all’incontro anche la delegata della Conferenza dell’Aja di Diritto internazionale privato, consentendo di ricomprendere detto incontro nello spirito e negli obiettivi della Convenzione sulla protezione del bambino e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale;
che le autorità Centrali hanno riconosciuto all’ICBF, nella sua veste di autorità centrale, le buone prassi che sta sviluppando in materia di adozione internazionale per una maggiore opportunità e trasparenza di questo strumento di protezione sussidiaria così come hanno riconosciuto gli sforzi fatti per superare le sfide che si presentano nello sviluppo del programma di adozioni;
che con riferimento all’appoggio ricevuto dalle autorità internazionali sul tema, l’ICBF ha comunicato le seguenti decisioni: i) sospendere in via temporanea per due anni il deposito in Colombia di nuove domande di adozione internazionale per le famiglie residenti al’estero che desiderino adottare bambini/e sani tra 0 e 6 anni, senza caratteristiche o necessità speciali (nel rispetto delle linee guida tecniche del programma di adozioni); ii) proibire il finanziamento di progetti di aiuto umanitario da parte degli organismi accreditati ed autorizzati in Colombia, nell’ambito dei progetti di adozione, con risorse che provengano dalle famiglie adottive o che hanno in corso un progetto di adozione; iii) sollecitare gli organismi accreditati ed autorizzati a comunicare i costi propri dell’adozione nell’ambito del processo di autorizzazione o di rinnovo dell’autorizzazione , con le modalità e contenuti che l’ICBF comunicherà nella sua veste di autorità centrale in materia di adozione, tenendo presente quanto previsto nella Convenzione del’Aja; iv) rafforzare con le autorità centrali e gli organismi accreditati il processo di preparazione, valutazione, selezione delle famiglie e presentazione delle relazioni psico-sociali nel rispetto delle linee guida colombiane, al fine di evitare nuove relazioni ed aumento di costi per le famiglie, e favorire una migliore integrazione tra bambini/e/adolescenti e le rispettive famiglie adottive; v) rinnovare il divieto legale di ricevere donazioni prima dell’adozione o come controprestazione per la consegna di un bambino/a/adolescente in adozione;
con riferimento a quanto sopra esposto decide quanto segue:
Articolo 1
Sospendere per due anni il ricevimento in Colombia (da parte dell’ICBF e degli organismi autorizzati allo sviluppo del programma di adozione) di nuove pratiche di famiglie abitualmente residenti all’estero che desiderino adottare un bambino/a sano/a tra 0 e 6 anni, da intendersi fino a 6 anni ed 11 mesi di età, senza caratteristiche o necessità speciali (nel rispetto delle linee guida tecniche: caratteristiche o necessità speciali: 3 o più fratelli; due fratelli di cui uno di età superiore a 8 anni; un bambino di più di 8 anni senza disabilità o malattie; un bambino con infermità fisica o mentale i qualsiasi età; un bambino con infermità permanente – HIV, cardiopatie, probelmi renali e altro). Detto divieto partirà dal 15 luglio 2013.
Paragrafo primo: detto divieto non si applica:
- alle domande di adozione di famiglie colombiane residenti all’estero;
- alle famiglie che hanno già adottato od hanno espresso la volontà nell’ambito del procedimento di adozione o nella fase di post adozione di adottare in ogni momento un fratello/sorella del figlio/a già adottato/a;
Paragrafo secondo:
Questa decisione non riguarda le domande di famiglie residenti all’estero che alla data del 15 luglio 2013 si trovino:
1. in lista d’attesa
2. di stanza in Colombia o in attesa di avere l’idoneità in Colombia;
Articolo 2
E’ proibito il finanziamento di progetti di aiuto umanitario da parte degli organismi accreditati ed autorizzati in Colombia per il programma di adozioni , con risorse che provengono dalle famiglie adottive o che hanno in corso un processo di adozione.
Articolo 3
Sollecitare gli organismi accreditati ed autorizzati a comunicare i costi propri dell’adozione nell’ambito del processo di autorizzazione o di rinnovo dell’autorizzazione , con le modalità e contenuti che l’ICBF comunicherà nella sua veste di autorità centrale in materia di adozione, tenendo presente quanto previsto nella Convenzione dell’Aja;
Articolo 4
Rafforzare con le autorità centrali e gli organismi accreditati il processo di preparazione, valutazione, selezione delle famiglie e presentazione delle relazioni psico-sociali nel rispetto delle linee guida colombiane, al fine di evitare nuove relazioni ed aumento di costi per le famiglie, e favorire una migliore integrazione tra bambini/e/adolescenti e le rispettive famiglie adottive;
Articolo 5
Ribadire conformemente alla normativa vigente in materia di adozione internazionale 1) né l’ICBF né ogni altra organizzazione autorizzata dall’ICBF per lo svolgimento del programma di adozione potranno ricevere compensi direttamente o indirettamente per la consegna di un bambino/a/adolescente in adozione; 2) in nessun caso si potranno corrispondere compensi in denaro ai genitori per la consegna dei loro figli da dare in adozione né esercitare sui genitori stessi pressione di nessun tipo al fine di ottenere il loro consenso; 3) parimenti non si potranno ricevere donazioni dalle famiglie prima della conclusione del processo di adozione; 4) restano del tutto proibite le donazioni fatte da persone fisiche od associazioni estere alle istituzioni colombiane come ricompensa per la consegna di bambini/e/adolescenti in adozione.
Articolo 6
La presente risoluzione entra in vigore a partire dalla data della sua pubblicazione e produce il venir meno di quanto in contrasto con essa.
Viene data comunicazione e se ne esige il rispetto
Bogotà D.C., 6 giugno 2013
ADRINA MARIA GONZALES MAXCYCLAK
Vicedirettore Generale con funzione di Direttore Generale dell’ICBF
(trad. a cura del CARE)