A dieci anni dalla legge 173/2015 serve una approfondita riflessione su come essa sia stata attuata negli anni, per garantire la continuità degli affetti a favore dei bambini e delle bambine. I titolari del diritto alla continuità degli affetti, infatti, sono proprio loro, i bambini, non gli adulti. E il concetto di “continuità degli affetti”, se rispondente ai loro interessi, può significare tante cose: l’adozione da parte della famiglia affidataria è un’ipotesi, ma lo è anche la possibilità di avere relazioni e contatti tra famiglie, in particolare tra famiglia adottiva e famiglia affidataria. Si tratta, quando è possibile e significativo realizzarle, di relazioni fondamentali che possono accompagnare lo sviluppo del bambino nel tempo, in modo semplice, quotidiano e affettuoso. Come sempre quando si tratta dei “migliori interessi dei bambini” ogni caso è a sé e va valutato in modo specifico. Non possono esserci automatismi.
Dire continuità degli affetti significa parlare di rispetto, soprattutto rispetto del bambino e ora è davvero importante che si faccia il punto su come questo rispetto sia stato praticato, con un’analisi accurata di come sia stata attuata la legge, di quali siano stati i punti di vantaggio e quali le criticità, anche alla luce dei cambiamenti che sia l’adozione sia l’affido stanno vivendo in questo momento. Questo, in effetti, è uno dei temi che, come Coordinamento Care, porteremo a breve in un confronto con Aimmf-Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia.