
Il Coordinamento CARE respinge ogni responsabilità attribuita alle famiglie dalla Presidente della CAI Cecile Kyenge, in merito alla situazione che si è creata nella Repubblica Democratica del Congo. Tale responsabilità è emersa in seguito alle considerazioni del Ministro Kyenge nella risposta all’interrogazione parlamentare, sollecitata dal Coordinamento CARE, del 13 dicembre scorso alla Camera “Iniziative di competenza a sostegno delle famiglie adottive attualmente trattenute nella Repubblica democratica del Congo con particolare riferimento alla regolare prosecuzione dei procedimenti di adozione ed al rientro delle famiglie e dei loro figli adottivi in Italia – n. 2-00334”, primo firmatario Lia Quartapelle e altri 46 deputati.
Il Coordinamento CARE ricorda, infatti, che le 26 famiglie italiane, partite alla volta di Kinshasa, talvolta anche in compagnia di figli minori, si sono recate nel paese accompagnate da Enti Autorizzati dallo stato italiano, con dossier di documenti completi e validati dalle autorità competenti congolesi e con regolare autorizzazione della CAI all’ingresso del minore adottato.
Il Coordinamento CARE pertanto sollecita in questa fase le autorità competenti, il Governo italiano, la Commissione Adozioni Internazionali, il Ministero degli Esteri ad abbandonare la logica di attribuzione delle responsabilità, che andrà verificata nei dettagli successivamente e su cui il Coordinamento CARE si riserva di tornare, e a lavorare costruttivamente per favorire il rientro delle famiglie dalla RDC insieme ai loro figli. In tal senso il Coordinamento CARE chiede che venga prontamente invitata in Italia una rappresentanza delle autorità congolesi competente in materia di adozioni internazionali con cui definire immediatamente la situazione come anche le situazioni future. Tale invito, che potrebbe essere un passo decisivo nell’allentamento delle situazioni attuali e in un positivo per i tanti ora in attesa, non è ormai più rinviabile.
Il Coordinamento CARE chiede, inoltre, che sia finanziato un Fondo di Solidarietà per le famiglie bloccate che possa facilitare la loro permanenza a Kinshasa insieme ai loro figli finché la situazione non si sarà conclusa positivamente.