Proposte del Coordinamento CARE sulla Riforma del Terzo Settore

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Nel maggio 2014 il Governo ha presentato un documento di riforma del Terzo Settore sul quale ha lanciato una consultazione pubblica. Il Coordinamento CARE l’ha raccolta presentando al Governo le istanze delle associazioni familiari adottive che rappresenta, dopo un attento confronto al suo interno, perché l’adozione e l’affido sono temi di rilievo dell’associazionismo, del volontariato e del terzo settore italiano.  

Il Coordinamento CARE, sostanzialmente, condivide molte proposte contenute nelle Linee Guida per una Riforma del Terzo Settore, primo fra tutti l’impegno alla stabilizzazione del 5×1000, già suggerita a molti parlamentari durante le diverse consultazioni avute, che consente alle organizzazioni di volontariato e alle ONLUS, come sono le associazioni familiari del CARE, di programmare i numerosi interventi sul territorio a partire dai preziosi e necessari gruppi di sostegno post adozione per genitori. Invece la prevista istituzione del registro nazionale delle Organizzazioni di Volontariato, che il Coordinamento ha sollecitato, insieme ad altre grandi e grandissime realtà del terzo settore, permetterebbe al Coordinamento di avere finalmente un riconoscimento della rete di volontariato nazionale tenendo conto dell’effettiva rappresentatività che esprime. 

Il Presidente del Consiglio Renzi, in un tweet del 28 maggio, annuncia che con la Riforma del Terzo Settore ci sarà ancora più attenzione per le adozioni internazionali. Il Coordinamento CARE interviene quindi a pieno titolo, forte dell’esperienza delle sue associazioni familiari costruita in anni di attività sui territori, e ha stilato un documento che suggerisce modifiche migliorative alla legge sulle adozioni, nazionali e internazionali.

Il Coordinamento CARE è quindi intervenuto sul tema dei costi che le famiglie affrontano prima, nel corso e dopo l’adozione chiedendo la stabilizzazione di forme di sostegno economico mediante il ripristino del Fondo istituito nel 2005 (poi assorbito dal più generale Fondo per le Politiche della Famiglia) e/o la defiscalizzazione delle spese sostenute, individuando le voci di un possibile intervento con particolare attenzione alle situazioni straordinarie, difficili e di emergenza. Si è chiesto che sia introdotta l’uniformità di procedura e di costi per le relazioni del post adozione redatte dagli Enti Autorizzati su richiesta dei Paesi esteri.

Ha suggerito, inoltre, che si intervenga sulle procedure, sui tempi e sull’iter burocratico che accompagnano l’adozione. Un forte miglioramento potrebbe derivare dall’informatizzazione delle procedure e dall’utilizzo di sistemi operativi comuni costituendo una Banca dati nazionale. Anche l’introduzione di una maggiore elasticità nella presentazione delle dichiarazioni di disponibilità delle aspiranti famiglie adottive (ad esempio l’avvio della procedura on line), una maggiore snellezza della documentazione da trasmettere e l’eliminazione di taluni adempimenti (come accertamento dei Carabinieri) sarebbero elementi importanti per una semplificazione che CARE ritiene necessaria. Nella fase del post adozione, sulla quale è concentrato tutto il lavoro di volontariato delle associazioni familiari, si è chiesto il monitoraggio delle famiglie e del loro benessere con il potenziamento dei servizi e il coinvolgimento della scuola; la possibilità per i genitori di godere di permessi lavorativi straordinari in situazioni particolari (ad esempio in situazioni di avvicinamento preadottivo nell’adozione nazionale o in caso di lunghe permanenze all’estero in adozione internazionale); la regolazione delle diverse vicende che attengono la cittadinanza (anche doppia) dei bambini.

Si è chiesta l’assegnazione ai minori in affidamento (nei casi di adozione a rischio giuridico) di una identità temporanea attraverso l’attribuzione di un codice fiscale temporaneo, tale da consenitire l’accesso ai servizi essenziali (prassi già in essere in Regione Piemonte). Per i nati non riconosciuti si è chiesta la redazione di una scheda personale che, pur mantenendo la riservatezza sui dati che potrebbero ricondurre al riconoscimento della partoriente, consenta di raccogliere almeno talune informazioni di base utili al minore (per esempio i dati sanitari). Il Coordinamento CARE insiste poi perchè in tutti i Tribunali sia istituito l’avvocato del minore e questi sia nominato fin dall’inizio di ogni procedura anche non contenziosa. Essenziale sarà poi determinare un periodo di durata massima dell’affido introducendo una seria politica di recupero delle famiglie d’origine.

Per quanto attiene la Commissione delle Adozioni Internazionali il Coordinamento CARE ritiene che debba essere contenuto il numero dei commissari che la compongono (prevedendo eventualmente l’audizione di esperti allorquando se ne ravvisasse l’opportunità) e che debbano essere individuati i criteri di rappresentatività delle associazioni familiari affinché la CAI diventi davvero strumento che garantisce trasparenza e tutela.

Il Coordinamento CARE auspica infine una sostanziale riforma degli Enti Autorizzati limitando il loro numero e monitorando l’attività svolta in modo tale da poter offrire un’immagine trasparente e realistica delle modalità operative e delle attività proprie di ciascuno a maggior tutela dei bambini e delle famiglie adottive.